In un contesto geopolitico sempre meno definito e più caotico, quantomeno in evoluzione, i dati confermano il trend per cui l’Unione Europea è sempre più bersaglio di cyber attacchi. Durante il 2025 gli attacchi DDoS in Europa sono aumentati del 75%, evidenziando una persistenza critica per le infrastrutture (qui). Parallelamente,- si è registrato un record di 443 notifiche giornaliere di data breach, segnando un incremento del 22% rispetto all’anno precedente (qui).
Questo trend non è certo una novità e non a caso negli scorsi anni sono maturati regolamenti e direttive europei che troveranno la loro piena applicazione tra il 2026 e il 2027. Il nuovo quadro normativo nasce dalla necessità di garantire sicurezza strategica interna, dei propri cittadini e prodotti europei. Si tratta di un obiettivo reale e necessario, ma muoversi all’interno di questo labirinto giuridico e certificativo può risultare complicato e problematico. Il rischio principale è quello di perdere l’orientamento. Le aziende così vengono accecate rispetto alle reali possibilità che si aprono di fronte a loro; che siano una migliore sicurezza (e quindi minori perdite economiche dovute a cyber attacchi) o un potenziale vantaggio competitivo, implicito nella tanto agognata conformità CE, ossia prodotti garanti di qualità e maturità pressoché uniche a livello mondiale su temi di sicurezza e protezione dei dati.
Le prove da superare in questo labirinto sono le norme NIS 2, CRA, AI Act e Nuovo Regolamento Macchine, e in questo articolo cercheremo di districarne la complessità e fornire una mappa e una chiave di lettura immediate e pratiche.
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